Alla riscoperta
delle nostre origini
itinerario storico - culturale
VIII edizione |
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Da Caputaquis a Capaccio Nuova.
Il nucleo storico di Capaccio, che con l'aggettivo di “Nuovo” si distingue dal nucleo più antico (Capaccio Vecchio), sorto su uno sperone roccioso a circa tre chilometri più a sud, nasce lungo un pendio che si inserisce tra il Monte Soprano (1082 m.) e il Monte Sottano (632 m.) con variabili dai 450 ai 350 m. slm.
Lo sviluppo dell'abitato di Capaccio, secondo lo schema urbano giunto fino a noi, pur essendo databile a partire dal XV sec., numerosi indizi soprattutto di natura topografica, lasciano supporre una frequentazione del sito almeno dall'età romana.
A partire dal IX sec. d.C. si rafforza sempre di più un processo di trasferimento della popolazione di Paestum dalla piana alle alture vicine, dove si sviluppano piccoli nuclei di insediamento, generalmente intorno ad una piccola chiesa. Le cause di questi trasferimenti sono da ascrivere, oltre all'avanzare delle paludi nelle aree pianeggianti, anche alle incursioni dei barbari prima e dei saraceni poi, che culminarono, nella creazione ad Agropoli di un fortino (ribat) intorno all'anno 880.
In concomitanza con la presenza e il dominio Longobardo su tutta la Piana del Sele, viene edificato un Castellum sul Monte Calpazio, con al suo interno una chiesa dedicata a S. Maria, distinta dall'altra dedicata a S. Maria del Granato che sarà eretta in posizione esterna al circuito murario del Castellum ma visibile a grande distanza. La posizione di questo insediamento, estremamente difendibile e a controllo di tutta la Piana del Sele e del Cilento settentrionale, ne fece il centro del potere esercitato dai Longobardi su questa regione, che continuò anche successivamente all'arrivo dei Normanni a Salerno nel 1067.
Alla fine del X sec. dunque il quadro che si presenta nel nostro paese, a differenza di quello che accade nel resto del territorio di influenza longobarda in cui depressioni demografiche ed economiche sono costanti, è quello di una relativa vitalità edilizia, sia nelle aree circostanti il castello sia nei casali limitrofi (a questo periodo risalgono infatti, le prime notizie relative a stanziamenti nell'area dell'attuale capoluogo, e precisamente a Monticello).
Con l'insediamento della dinastia Sveva (1186) inizia un processo di declino dei centri agricoli periferici, come la piana del Sele ed il Cilento, a favore di una concentrazione dello sviluppo dei centri prossimi a Napoli.
Caputaquis divenne, a seguito di questi eventi e in virtù della sua posizione strategica, Castrum R. Curiae (1230), con nomina diretta dei provisores da parte dell'imperatore Federico II. Proprio nel corso di una rivolta contro quest'ultimo alcuni tra i più importanti feudatari, molti dei quali di discendenza longobarda, si rifugiarono a Caputaquis, con l'obiettivo di sfruttarne le eccezionali qualità difensive. Questo però fece si che il castello venisse preso d'assedio e distrutto nel luglio del 1246.
In seguito a questi eventi l'abitato non viene abbandonato, anche se si registrano significativi spostamenti verso sud-est, in prossimità del nucleo detto “li Casali di S. Pietro”. Tale spostamento dovette assumere un significato consistente, se è vero che a partire da questo momento il “casale” viene anche indicato con la denominazione di Capaccio Nuova.
Con l'avvento degli Angioini, alla fine del XIII sec., questo territorio fu restituito a Ruggero, discendente dei Sanseverino. Il castello di Caputaquis fu ricostruito e vi si insediarono castellani francesi. Gli anni successivi segnarono un momento di particolare crisi in tutto il mezzogiorno. Alla fine del XV sec., quando in seguito alla sollevazione dei Baroni (1485-1495) i feudatari furono obbligati a risiedere nella capitale del regno aragonese, il castello di Caputaquis viene abbandonato, rimanendo intorno alla cattedrale solo poche famiglie, il vescovo ed alcuni canonici. In questo periodo comincia ad assumere una effettiva centralità ed importanza il nucleo dei Casali di S. Pietro, Capaccio Nuova, per la sua collocazione più favorevole e meno acclive.
La contea di Capaccio, dopo essere stata ceduta nel 1578 ai Grimaldi, principi di Monaco, fu acquistata nel 1637 da Niccolò Doria, Principe d'Angri. All'epoca ( XVII sec), la struttura dell'insediamento doveva essere più o meno così come alcune strofe di un canto popolare ci aiutano a capire:
Capaccio bello, fatto a quatto pizzi, re tutt'e quatto mme so' nnamorato,
a Munticiello so' li musi afflitti, a Santuliveto li scummunecate,
'nCasecappolla ng'è la rosa reccia, 'nmienzo a lu Lauro la rosa ngarnata,
si vuoi sapé addo' so le bellizzi: ra lu Tempone fi' a lu Capostrata.
La canzone, presenta un grande interesse e contiene elementi che ci aiutano a datarla. Essa ci presenta infatti il paese costituito dai suoi quattro casali originari: Monticello, la contrada Varroncello, situata presso la chiesa parrocchiale di S.Pietro ed il cui centro era il "Lauro"; il vicinato degli Zappulli: "Casecappolla", con la chiesa agostiniana di S.Maria di Costantinopoli; ed infine il vicinato dei Baiuli, detto "Santuliveto". Questo è l'aspetto che offriva Capaccio alla meta' del '600, quando l'aumento della popolazione non aveva ancora colmato di case lo spazio che separava i "Casali", ed era più evidente la struttura primitiva dell'abitato. Non era ancora sorto il convento francescano di S.Antonio e pertanto il paese non aveva ancora ricevuto la spinta a svilupparsi verso di esso, occupando così solo la parte più piana e meglio isolata.
Nel XVIII sec. la nascita e lo sviluppo di una economia legata allo sfruttamento del latifondo favorirono una forte spinta alla rivitalizzazione del centro di Capaccio. Nel 1724, tali miglioramenti spinsero il Vescovo Odoardi a trasferire la sede della diocesi da Sala Consilina a Capaccio.
In questi programmi, a partire dalla fine del XVIII sec. ebbe un ruolo fondamentale la famiglia Bellelli, che egemonizzò l'economia capaccese grazie ai buoni rapporti con i principi Doria d'Angri.
La fase edilizia che incide in maniera significativa nella trasformazione della struttura descritta, sostanzialmente invariata nel corso del XIX secolo, è quella relativa alla espansione verso ovest che si registra a partire dagli inizi del XX secolo, prima con la realizzazione degli edifici lungo i Giardini di Piazza Tempone, che così inizia ad assumere un ruolo centrale nell'organizzazione della vita cittadina, poi con lo sviluppo di un cospicuo programma di sistematica edificazione nell'area degli orti terrazzati a valle del Convento di S.Antonio (via Piave, via C. Carducci, ecc.),
Le espansioni recenti hanno interessato, per fortuna senza mutare gli assetti del tessuto storico, l'area occidentale, lungo la strada provinciale, la fascia pedemontana lungo via Posillipo, quella lungo via Scorzello e, soprattutto, lungo la via provinciale per Trentinara.
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